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130 vita di alberto pisani

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Opere (Dossi) I.djvu{{padleft:161|3|0]]zone* di Alberto, uno strato di terra, alto a dir poco due metri, avea coperto la sopradetta sua pómice ; e il sole, generosissimo babbo, lungi daU’adontàrsene, era li ancor pronto a covargli e le carote e i fagioli. Camilla di-Negro fu la nuova sua stella ; una tosa che usciva allor di collegio, figlia a una vedova dama, amica di donna (ìiacinla. Camilla, la (piale compiva i diciolto, era un bel pezzo di Marcantonio, bionda, a pieni colori, soda e tresca come la dea Salute. Per vero, non sembrava la bella convenVenle a una musa sempre coi lucciconi come quella di Uberto ; il viso di lei era un libro, non solo sbarralo, ma un libro in cui si scorgevano i conti della cucina ; tuttavìa, Camilla ascoltava con mollo piacere le poesìe di Alberto il che gli è giulebbe a un poeta e dimandàvagli continuamente libri in impresto. Bene, una sera, il nostro carissimo amico, da solo a solo con nonna, leggeva come di consueto alla vecchia un non so (piale romanzo. A un tratto si ferma. — Cos’hai? — là donna Giacinta. E infatti quella fermala era fuori di tempo ; nè lei avea da calcolare i punii della calzetta ; nè lui. starnutare. Alberto si peritò a rispóndere. — Nonna — poi disse con una voce sottàqua — amo.... — Hai fame? — chiese donna (ìiacinla, spesso, come la più parte dei vecchi, maliziosamente sorda. — Amo ! — ripetè, a forte, il ragazzo. — Ancora? — sciamò ghignando la nonna. — E chi ? — Camilla ! — arditamente egli fece — Camilla, che sposerò. —

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