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262 | VITA DI ALBERTO PISANI |
[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Opere (Dossi) I.djvu{{padleft:293|3|0]]si volse, e Alberto ed ella si videro. E, a lui risovvenne uno sfreguccio di tosa, in gruppo sullo scalino di una porteila, tristamente girando il collo di un fiasco, e a lei, un giovanetto pietoso, che le avea riavuta la speme e germogliato l’amore, quell’amore che poi, un marchese Andalò dovea córre e sciupare.
Pur non fu che un baleno. Essi lornàron nell’ombra e il sacrestano continuò la sua via, brontolando e scotendo la mendica bolgetta. Si riconóbbero essi, ma làquero. Più non era slagione di potersi ajutàre. (li ha mali, il cui rimedio è uno solo, quello di prevenirli. La bottiglia spezzata, ora, nè tutto l’oro di Alberlo nè l’oro tulio del mondo avrebbe saputo aggi uslare.