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INTERLUDIO.


“Oggi l’editore c’è; ed oggi, dopo tanta novità, più o men vera e sincera, dopo tanta libertà e tanta licenza, che hanno invaso tutte le forme dell’ intelligenza e dell’attenzione italiana, c’è anche il momento. Per cui, avremo anche il pubblico.„

Così chiudevo, nel primo volume, il Preludio a questa edizione delle opere di Carlo Dossi. E infatti l’abbiamo avuto il pubblico; l’abbiamo avuto perchè, dopo l’editore, abbiamo avuto la critica.

Veramente, la critica non era mancata nemmeno al primo apparire e alle successive ricomparse del Dossi; e non tutta feroce era stata verso il singolarissimo scrittore, per quanto egli si ingegnasse di tenerla lontana da sè e di averla nemica. In uno dei molti articoli ora dedicatigli da divulgatore devoto, G. P. Lucini ricorda che — a non parlar di Cletto Arrighi, il rivelatore, e dei giovani amici — da Carducci a Ghislanzoni, da Lombroso a De Amicis, da Paolo Mantegazza a Cesare Correnti, da Eugenio Camerini a Felice Cameroni, da Luigi Capuana a Federico Pipitone, da Ferdinando Fontana a Eduard Rod, da Elena di Gotzendorf a Vittorio Pica, da Benedetto Croce a Dario Papa, venendo sino alle ultime manifestazioni antecedenti questa edizione, l’alta e media intelligenza italiana ed italofila aveva avvertito, discusso, ammirato Carlo Dossi, additandolo alle turbe come uno dei pochi scrittori nostri

    dossi. - II.

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