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IV.

La mattina seguente Olga Petrovna si levò di pessimo umore, e vestitasi in fretta da sola, giacchè in casa non aveva serva, uscì per visitare un’ammalata. Aveva la bocca pastosa e gli occhi pesti. Mai come in quel mattino aveva provato il peso della propria professione, che in principio l’aveva fatta tanto insuperbire. Non aveva nè molta clientela nè molto ricca; doveva correre tutto il giorno senza riuscire sempre a guadagnare abbastanza da mantenere decentemente sè stessa e la madre. Il popolo aveva poca fiducia nelle dottoresse, la borghesia restava diffidente malgrado il largo moto di emancipazione femminile iniziatosi nei libri, e dai libri propagatosi ai costumi delle classi più studiose: l’aristocrazia si serviva di medici illustri proteggendoli specialmente se stranieri.

Si sapeva che quasi tutte le dottoresse erano nichiliste; agli inconvenienti di una professione, inadatta alla natura femminile, s’aggiungevano quindi le difficoltà politiche e le stravaganze rivoluzionarie. Le donne nichiliste, costrette la maggior parte ad emigrare in Svizzera per addottorarsi, ne ritornavano paradossali di empietà; quasi tutte portavano gli occhiali e i capelli corti, con certi vestiti di una trascuratezza spinta talvolta

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