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Fa90n: speso di lavorazione e trasformazione della materia prima nell’industria specialmente del vestire: sarte, modiste. In italiano fattura. In francese la faQon d’un hahit., la fattura di un vestito. Sans faQon, alla buona. V. questa locuzione.

Facon: per moda^ uso., è frequente (V. Fashion), specie quale eufemismo per nascondere la parola falso., come è prova ([uesto annunzio: «CoUiers con carré fa^on Lontra guarnito Lepre Chinchillas foderato in seta». CKe lingua è cotesta? domanderá il lettore. Lingua italiana dei cataloghi del commercio italiano.

Fac-simiie: dal latino /«cere = fare e sÌ7}tile =:: cosa simile. Dicesi di imitazione copia esatta, impressa o incisa, di un breve scritto, o di un pezzo di scrittura, di una firma di alcuno, e specialmente di riputato scrittore. Dicesi anche con piú largo senso di cosa o di persona simile. Facsimile è anche in francese. La forma piú italiana fassimile non sembra molto attechire.

Factotum: parola foggiata «barbaramente», nota il Tommaseo, da due a^’ocí latine fac =: f a e totum = tutto. Dicesi comunemente di chi in qualche azienda ha si è arrogato il diritto di fare e disfare. Factotum è pure nei dizionari francesi = Sorte d’intendant qui a la confiance d’un maitre de maison. Le caractére du factotum est de se donner une importance qu’il ne peut avoir nattirellement. Non è improbabile che la prioritá di questa parola sgarbata sia della Francia.

Faetòn: neologismo tolto dal francese Phaéton., per indicare una specie di vettura signorile, a due ruote, leggera e scoperta. Il nome è un accorciativo di Fetonte, cioè vettura simile a quella nella quale è figurato il mitologico Iddio nel condurre i cavalli del Sole.

Fai: imperativo seconda persona del verbo fare, V. Dai.

Faible: (lat. flehilis) è aggettivo sostantivato che risponde alla nostra parola debole, debole^cza cioè peiichant, tendresse particulière et soiwent injuste — dans l’argot des hourgeois., cosí definisce il diz. De la Langue Verte di A. Delvan.

Faida: voce storica, di etimologia tedesca che indicò il diritto di vendetta privata presso i Longobardi (V. Muratori, Diss. I, 311; Antiq. Ital. I, pag. 282).

Faiences: vedasi mala sorte ! Le terre smaltate, piatti, coppe, vasi, a vaghi disegni e perfette tinte, gloria italiana che dall’evo medio va progredendo sino a tutto il ’500 e che piú specialmente eccelse nelle fabbriche di Faenza (Umbria, Marche, Romagna), portano generalmente il loro nome in francese e questo in Italia e da italiani ai quali la voce straniera sembra piú garbata della nostrana faentine. Il nome francese si formò in Francia dove la fabbrica delle faentine fu istituita, conservando però il nome della cittá italiana.

Faille: stoffa di seta pesante, a grossa trama: questa parola francese è volgarizzata talora in faglia.

Fainéant: voce francese di non raro uso nelle terre subalpine e v’è l’esatto corrispondente in italiano: fanullone (pigraccio^ svogliataccio). Anzi di sinonimi ve ne ha di molti e cosí di frasi: dal «dolce far niente» di classica e italica memoria, ad una viva espressione che udii in Romagna, e fu cosí: in un bel giorno d’agosto nel rigoglio esuberante della campagna incolta, vidi lungo una siepe di marruche sdraiati nella polvere, una schiera di giovani contadini, donne, ragazzi ravvolti in cenci: corpi sani ed atletici. Pure v’era dell’abbacinato nelle loro pupille. Chiesi che avessero e non risposero. Rinnovai la domanda: allora uno finalmente rispose con un sorriso ebete: «Abbiamo il mal della volpe!» cioè, non abbiamo voglia di far nulla.

Faire bonne mine a mauvais jeu: locuzione francese che si ode frequente, a cui rispondono in parte le nostre: «far di necessitá virtú, mangiar amaro e sputar dolce» etc.: ma questo, come molti altri motti francesi, sembra aver sapore di piú fine eleganza.

Faire mi nette: locuzione del gergo francese. V. Appendice.

Faire vite: è proprio il far presto italiano, eppure vedi esempio: «Bisognava, come al passo della Cattolica, faire rite: se no Napoleone non avrebbe avuto modo

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