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poesia popolare eroica civile 185

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pieno di vele bianche. Di sui monti
re Carlo guarda muto quelle torri.

  “O savio Namo, duca di Baviera,
che terra è quella presso la riviera?
Chi l’ha, può dirla sola sotto il cielo.
Or io son triste e posso essere allegro!
Sì: dovess’io restar nella vallea
quattordici anni, o uomini di guerra,
o miei compagni, capitani, arcieri,
figli, leoni! San Dionigi attesto:
non muovo un passo, se non ho la terra!„
Ascolta e freme il duca di Baviera.

  “Comprala dunque, perocché nessuno
la prenderà! Guardano le sua mura,
coi Bearnesi, ventimila Turchi,
ed ha ciascuno doppia l’armatura.
Noi? trionfammo, certo, noi; ma una
volta! Ora siamo men che donne, tutti
spossati, in cerca d’un letto di piume:
il meno stanco, eccolo: è il più canuto,
son io. Re Carlo, io parlo senza lustre.
Poi, dove hai tu petriere e catapulte?
Cavalli e genti, non se ne può più.
Assalir con le freccie quelle mura
noi può pensar che il folle che sei tu„.

E Carlo al duca: “Non hai detto come
si chiama„.
                     “Sfugge, a questa età, qualcosa.
Pietà, signore, per i tuoi baroni!
Noi vogliamo tornare a casa nostra,
ai nostri focolari, ai nostri amori:
chè chi conquista sempre, mai non gode.
Terre, n’abbiamo prese, Imperadore,

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