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XII.


— Qui. Ho inteso tutto, — riprese Marta, vibrante di sdegno.

— E che ho detto io? — balbettò Gregorio Alvignani quasi tra sè.

— Mi son tenuta le mani per non aprire, per non entrare a smascherarti innanzi a quell’imbecille! Di qui stesso avrei voluto gridargli: “Non gli creda! Io sono qui, in casa sua!„

— Marta! Sei impazzita? — gridò Gregorio. — Che volevi che dicessi? Son io forse cagione, se egli è venuto a parlarmi di tuo marito?

— E t’ha chiesto forse che gl’insegnassi il miglior modo di prendermi al laccio, di presentarmi la proposta? Ah, ne sei contento? Davvero?

— Io? Ebbene, sì; per te....

— Per me? E quale altra viltà vorresti farmi commettere adesso? Per me, dici? E che son diventata io? Ora che hai ottenuto quello che bramavi, che ti sei stancato, di’ un po’, vorresti respingermi nelle braccia di mio marito?

— No, no! Se tu non vuoi!... — negò forte Gregorio.

— Voglia o non voglia: è forse più possibile,

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