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30 PENSACI, Giacomino!
LlLLINA.
Ma Giacomino? Professore, e Giacomino?
TOTI.
Giacomino, figliuola....
Fa un ampio gesto con la ma- no, come per dire: nascondilo!
clie posso dirti? ti posso dir pure con Giaco- mino?
LlLLINA.
No! no! Non dico questo! Oh Dio, mi fa av- vampar di vergogna, professore!
TOTI.
No, che vergogna, figliuola! Perchè? Tu stai a parlare adesso con tuo padre! Mi dici Giacomino; io ti rispondo che Giacomino.... sì, ci sarà, ma io.... io non devo saperlo.... cioè, lo so, ma.... ma de- v'essere come se non lo sapessi, ecco!... Amico di casa, antico scolaro.... e posso voler bene anche a lui, come a un figliuolo, perchè no? ;
LlLLINA.
Ma lui, professore, lui? le sembra possibile che dica di sì? Questo può essere ^per me, per salvare me, sì; e io gUene sono grata; ma non può es- sere per lui, lei lo comprende: non è possibile! No, no. L'ajuto che lei deve darci è quello che lo le ho detto: di parlare a mio padre, di persuaderlo: ora stesso, che non c'è tempo da perdere. Un po- sticino egli lo troverà, di certo: lo sta cercando] e lo troverà; e intanto ci facciano sposare! Ecco,; questo. Mi faccia questa carità, professore! Io ora^ entro qua.
Indica il Gabinetto di Stori» naturale
con la scusa della pulizia. Percliè deve venir lui...|
TOTI.
Giacomino? Qua?