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XI.

FUNERE MERSIT ACERBO


O tu che dormi là su la fiorita
Collina tósca, e ti sta il padre a canto;
Non hai tra l’erbe del sepolcro udita
4Pur ora una gentil voce di pianto?

È il fanciulletto mio, che a la romita
Tua porta batte: ei che nel grande e santo
Nome te rinnovava, anch’ei la vita
8Fugge, o fratel, che a te fu amara tanto.

Ahi no! giocava per le pinte aiole,
E arriso pur di visïon leggiadre
11L’ombra l’avvolse, ed a le fredde e sole

Vostre rive lo spinse. Oh, giú ne l’adre
Sedi accoglilo tu, ché al dolce sole
14Ei volge il capo ed a chiamar la madre.



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