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110 | annie vivanti |
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Ma poi, poco a poco, senza mostrarsi meno tenera divenne più trascurata. Sentivo sotto alle mie dita la sua chioma scarmigliata; era discinto il suo corpo che si avviticchiava a me; e la udivo girare per la casa in pianelle, strascicando con passo negligente quei piedini ch’io ricordavo sempre elegantemente stretti negli arcuati stivaletti dai tacchi Louis-quinze.
Ormai essa non si dava la pena di acconciarsi che per uscire; oppure... quando veniva Weill.
Già. Weill, che nei primi giorni era sempre in casa mia, sempre angosciato e ansioso al mio fianco, aveva poi gradualmente diradato le sue visite. Ma ecco che ora tornava più sovente. Giungeva a tutte le ore, improvviso e inaspettato... O ero solo io che non l’aspettavo?
Notavo che Rosàlia smetteva bruscamente di leggermi o di parlarmi per correre a far toeletta. Cessava il rumore delle strascicanti pianelle, e per la casa risonava nuovamente il tichettìo dei tacchi alti, alitava il suo profumo d’Origan di Coty; ed io, toccandole con mano leggera il capo, le sentivo i capelli serici rassettati in morbidi ondeggiamenti...
E dopo un poco arrivava Weill.