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XX.

Alberto spalancò la porta dello studio e sostò sul limitare: gli mancava il respiro; il cuore gli martellava scotendolo dalla testa ai piedi ad ogni pulsazione.

Si guardò intorno nella grande stanza vividamente illuminata: era deserta.

Con rapido passo traversò lo studio andando verso la porta chiusa della sua camera da letto. Colla mano già sulla portiera che la drappeggiava, sostò: sulla tavola aveva scorto una lettera — una busta senza indirizzo — un quadrato bianco sul rosso cupo del tappeto.

Quel quadrato bianco gli fermò lo sguardo repentinamente con una forza ipnotizzante.

I ginocchi gli tremarono: sentì che in quell’istante nella sua vita avveniva un cambiamento: gli parve che immediatamente dietro a lui sprofondasse il suo passato; che immediatamente dinanzi a lui l’avvenire si spalancasse in una voragine; ed egli, ritto sullo stretto orlo tra quei due abissi, barcollò come colto da vertigine.

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