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...sorella di messalina | 35 |
[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Vivanti - Sorella di Messalina.djvu{{padleft:39|3|0]] gnora di pochi istanti prima, calma, dignitosa e corretta; gli occhi verdi ridivennero triangolari; le labbra ch’ella mordeva convulsamente eran scarlatte; stringeva con violenza alle narici il fazzoletto intriso d’etere.
Alberto turbato le s’inginocchiò dinanzi, e piegò il volto sul braccio di lei, fresco alla sua guancia accaldata.
— Raimonda! — mormorò convulso — amami! amami!
— Ma ti amo! ti amo! Non hai compreso che ti amo? — singhiozzò lei.
E colle due mani gli alzò il viso e gli affondò nelle pupille lo sguardo violento, assetato di voluttà.
Al giovane ella apparve d’un tratto intristita, avvizzita, pietosa. Ed egli pensò che la donna è meno bella quanto più è ardente, meno inebriante quanto più è appassionata, meno commovente quanto più è commossa.
Con subitaneo finissimo intuito ella parve leggergli in fronte quel pensiero. Si riprese, subitamente calmata, sorrise, lo cinse col braccio e gli battè lievemente le dita sulla schiena, come se suonasse il pianoforte.
— Ma tu, dopo ciò che ti ho detto, tu hai forse paura di me!
— No! no! non ho paura — esclamò il giovane, ripreso a sua volta dalla passione.