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— Ma no, no! Tutt’altro, — rispose Alberto.

— Mi chiamo Scotti; — disse il nobiluomo — e questo è mio figlio. Egli desidera parlarle.

— Entrino, prego! — E Alberto stese la mano per guidare nello studio il più giovane dei due; ma questi si ritrasse, tenendo sempre una mano sul braccio del padre.

— C’è qualcuno qui, da lei? — domandò con diffidenza, e la sua voce tremava un poco.

— Nessuno, nessuno! — lo rassicurò Alberto.

Allora i due, tenendosi a braccetto, entrarono.

— Segga, la prego, — fece Alberto, spingendo subito verso il giovane una grande poltrona. Ma quello non ebbe l’aria di accorgersene, e rivolto al padre gli disse a bassa voce qualche parola che Alberto non intese.

Volgendosi al pittore il marchese Scotti disse:

— Mio figlio chiede se Ella può concedergli qualche momento.

— Ma s’imagini! — fece Alberto, sempre più sorpreso.

Allora il vecchio signore salutò cerimoniosamente, e uscì.

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