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94 | annie vivanti |
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Vi ritrovammo Pierino Alessi che non si era staccato dal pianoforte e lo schernimmo, rimproverandogli la sua inerzia e incredulità. Ma egli, scettico e indolente, crollò le spalle; e continuò a modulare le sue barocche dissonanze finchè l’orchestra boema, avendo cenato, rientrò e affogò coll’assordante «jazz» le querule note del pianista.
Poi Lo Cursio suonò l’oboe, Clerici diede un’audizione di tamburo, Marchesini ululò dei canti negri e la piccola Ralli, la greca amica di Weill, eseguì la sua famosa «Danza di Tanagra», fra gli scroscianti applausi della baraonda.
Rosàlia rideva come gli altri e con gli altri; ma era impallidita e la sua bellezza di poc’anzi si era spenta.
Io conoscevo quell’improvviso spegnersi della bellezza sul suo volto di donna non più giovane! Appariva stanca e rilassata. Sulle guancie le si erano scavati due solchi, gli occhi s’erano infossati, e anche il collo pareva smagrito. Sembrava tutta improvvisamente avvizzita e sgualcita.
Con un sorriso forzato rivolse a Weill quel suo volto dolente.
— E il vostro rimedio miracoloso? Guarisce anche il male... del tempo?