< Versi (Cattermole) < Intimità
Questo testo è completo. |
Evelina Cattermole - Versi (1883)
Intimità - A Gabardo Gabardi
◄ | Intimità - A chi so io | Intimità - Avvenire | ► |
la contessa Lara per «Chi so io»
AMICO, me la folla de gli sciocchi
Giudichi in varie guise stravaganti,
E scopra fuoco o gel dentro quest’occhi,
Dove è il ricordo de i versati pianti.
Maligno nome a ’l mio sorriso tocchi,
Birichino, gli è ver, ma co’ galanti;
E quando ad un altar piego i ginocchi,
Ben si proclami ch’io canzono i santi.
troppo arcano, pe ’l vulgo, è questo caro
Sentimento del ciel, questa mia fede
Di gentildonna e insiem di marinaro;
Nè crucciarmi io saprei: ma tu, se male
Non vuoi ritrarre almen quel che si vede,
Torna meglio a studiar l’originale.
Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.