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L. L’obscure fami e i pelagi tyrrheni
Rime - XLIX Rime - LI

L.


L’obscure fami e i pelagi tyrrheni1,
     E pigri stagni et li fiumi correnti,
     Mille coltella et gl’incendii cocenti,
     Le travi e i lacci e ’nfiniti veneni,
     L’horribil rupi et massi, e’ boschi pieni5
     Di crude fere et di malvagie genti,
     Vegnon2, chiamate da’ sospir dolenti,
     Et mille modi da morire obsceni.

Et par ciascun mi dica: Vienne, ch’io
     Sono per scaprestarti3 in un momento10
     Da quel dolor nel quale Amor t’invischia.
     Ond’io a molti4 incontro col desio
     Talor mi fo, com’huom che n’ò talento;
     Ma poi la vita trista non s’arrischia.

  1. Del mar Tirreno. Il sonetto si rivela per quest’accenno stesso composto in Napoli.
  2. Innanzi alla mente.
  3. Cfr. p. 86, n. 2.
  4. Dei modi da morire enumerati nelle quartine.


Note

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