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XXXII. Pallido vinto et tutto transmutato
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XXXII.
Pallido vinto et tutto transmutato
Dallo stato primier quando mi vede1
La nemica d’amore et di mercede2,
Nelle cui reti son preso et legato,
Quasi di ciò che io ò già contato5
Del suo valor prendendo intera fede,
Lieta più preme il cor che la possede,
Indi3 sperando nome più pregiato.
Ond’io stimo che sia da mutar verso,
Pur ch’Amor mel consenta, et biasimare10
Ciò che io scioccamente già lodai.
Forse diverrà bianco il color perso4,
Et per lo non ben dir5 potrò impetrare,
Per adventura, fine alli mia guai.
- ↑ Si noti la forte ma efficace inversione.
- ↑ La Fiammetta.
- ↑ «Da questa crudeltà.»
- ↑ «Scuro.» Tutta la frase significa che forse le sorti del poeta potranno mutarsi da cattive in buone.
- ↑ Corrisponde al biasimare del v. 10.
Note
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