< Disjecta
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XVI XVIII



XVII.

Svanito è il gelo; il tiepido
Raggio del sole a vita
Ridesta la già squallida
Natura inaridita,

     Torna a fiorir la primula
Che non olezza; al prato
Riede a garrir la rondine,
Torna allo zolle il grato

     Profumo delle mammole,
Tutto gareggia a riedere,
Ma tu non torni più
Mia bella gioventù!




     Lungo il deserto margine
Cresce il narciso e il loto,
Torna a inverdirsi il salice
Sul margine remoto,

     Ne’ vorticosi e rapidi
Voli, ove amor la sprona
Riede a cantar l’allodola
La sua natìa canzona;

     Torna alla siepe il candido
Fior dello spino a schiudersi,
Ma tu non torni più
Mia bella gioventù!



     Mia gioventù! bellissimo
Fior della vita! oh! quanto
Il tuo svanir sí celere
Ne’ miei dolori ò pianto!

Ma senza un dì festevole.
Senza un felice affetto
Passasti, e ti à la gelida
Sorte a svanir costretto.

     Dimmi, o ruscel che mormori
Si dolcemente, a piangere
Forse m’inviti tu
L’afflitta gioventù?



     Esulta: oh! non m’illudere,
Dolce speranza; in seno
De’ freddi anni che sorgono
Vivrò felice almeno?

     Ma questo cuor sì tenero
Avranno i dì domato?
Forse gli affetti struggere
Alla canizie è dato?

     Ah no! pel lungo tramite,
Ch’ho della vita a correre
Nel cor non morrai tu,
Perenne gioventù!



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