< Giobbe (Rapisardi)
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Lamento di un albero
Lauda di suora Canto disperato

 
Il so, che al novo aprii tutte già fremono
L’erbe e le fere al ceppo mio dintorno
Il so, che alle divine aure del giorno
Il tronco mio non s’ornerà mai più!

5Eppure un dì levai giovani e snelli
Quest’irti stecchi vestiti di fiori,
E con te, vecchio Sol, ch’or mi flagelli,
Fra nidi e canti rinnovai gli amori.

E tu pur, che col fischio or mi molesti,
10Aura scortese, e in turbine ti cangi,
Tu com’io tremi a’ tuoi baci sapesti,
Ed io seppi, infedel, come tu piangi.

Dentro la terra il pie, le braccia a’ venti,
Al minaccioso cielo erta la testa,
15Tra il selvaggio ulular della tempesta
Aspettai le tue dolci ale tepenti.

Or che nulla desio, che nulla aspetto
Dal zefiro, dal Sol, dalle rugiade;
E sul mio secco tronco maledetto
20O di vita o d’amor gemma non cade;

Or che un cieco poter sì m’ha distrutto,
Perchè salda alla terra ho la radice?
Perchè, se più non devo esser felice,
Pietoso Iddio, non mi distruggi tutto?

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