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Sonetto d'autunno
Libro secondo - Il flauto notturno Libro secondo - O sacro Gange


SONETTO D'AUTUNNO




O stanco autunno, o pia mestizia e cara
     Allo stanco mio cor, dacché la folle
     Lusinga tacque, e con lo sdegno a gara
     L'inquïeto desio più non vi bolle;

O stanco autunno, dalle smunte zolle
     Cui l'uom prostrato maledice ed ara,
     Dal muto bosco, dal deserto colle,
     Tu spiri al cielo una dolcezza amara.

E mentre il vento se ne trae le fronde
     Inaridite, e pei cadenti clivi
     Muojon, pregando il sol, gli ultimi fiori;

Tu scolorate larve, e tremebonde
     Ricordanze nell'anima ravvivi,
     E dolci sogni di perduti amori.

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