< Le odi di Orazio < Libro primo
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Quinto Orazio Flacco - Odi (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1883)
Libro primo - XXXV Libro primo - XXXVII

XXXVI.


    Con incenso e con cetere
Giovi e col debito sangue d’un vitulo
    Placar gli Dei che guardano
4Numida: incolume or ei dall’ultima

    Esperia a’ cari socj
Baci moltissimi dà, ma al suo Lamia
    Più che ad ogni altro, memore
8Che fanciulli ebbero il re medesimo

    E insiem toga mutarono.
Non manchi gnossia nota al dì fausto,
    Non si risparmi l’anfora,
12Nè, a mo’ de’ Salj, posa i piedi abbiano;


    Non la vinosa Dàmali
Basso abbia a vincere col gotto tracio;
    Non rose a’ pranzi manchino,
16Non vivace apio, nè gigli languidi.

    Tutti in Damali affisino
Le pupille avide, nè dall’adultero
    Novo si svolga Dàmali,
20Di lasciva edera più attorciglievole.


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