< Le odi di Orazio < Libro terzo
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Quinto Orazio Flacco - Odi (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1883)
Libro terzo - IX Libro terzo - XI

X.


Lice, se a bevere tu stèssi l’ultimo
    Tanai, d’un barbaro sposa, me piangere
    Vorresti a’ rigidi battenti trepido
        4Contro aquilon che v’abita.

Non odi? Strepita la porta; agli euri
    In tra’ magnifici tetti agitandosi
    Il bosco mugola; all’aere limpido
        8I nivei strati agghiacciano.

Smetti quell’aria sgradita a Venere:
    Ruota nel correre trae dietro il cànape;
    Non tu Penelope nova a’ Proci ardua:
        12Padre tirren produsseti.

Deh, se non pièganti doni e suffragj,
    Nè amor che in pallida viola tingesi,
    Nè sposo fervido d’una píeria
        16Druda, pietà de’ supplici,


Cui nè più tenera di rigido ischio
    Sei, nè di mauri serpi più docile:
    Non sempre all’uscio e all’intemperie
        20Potrà il mio flanco reggere.


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