< Le odi di Orazio < Libro terzo
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Quinto Orazio Flacco - Odi (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1883)
Libro terzo - XVIII Libro terzo - XX

XIX.


        Quanto lontan sia d’Inaco
Codro, che intrepido muor per la patria,
        Narri e la stirpe d’Èaco
4E le battaglie d’Ilio esacrabile;

        Quanto si compri un’anfora
Di Chio, chi l’acqua col foco temperi,
        Chi un tetto e a quanto apprestimi,
8Ch’a’ peligni algidi venti sottraggami,

        Taci. Or beviamo a Cintia
Nova, alla media notte ed all’augure
        Murena! A tre si mescano
12O a nove i calici ben colmi, o giovane.

        Poeta, che le díspari
Muse ami, attonito chieda tre calici
        Tre volte; ma le Grazie,
16Che nude abbracciansi di risse pavide,


        Più di tre berne vietano.
Folleggiar piacemi. Perchè non spirano
        I berecintj flauti?
20E pendon tacite zampogne e cetere?

        Destre oziose ho in odio:
Su, rose spargimi; oda il decrepito
        Lico e la non idonea
24Sposa lo strepito pazzo, e ne invidj.

        Te di gran chioma splendido
Qual puro vespero, te agogna, o Tèlefo,
        Rode già al punto; l’anima
28Lento a me incendia l’amor di Glícera.


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