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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Caterina da Siena - Epistole, 1.djvu{{padleft:71|3|0]]rità, rapportasi per detto di lei medesima dal beato Raimondo nella leggenda che di lei scrisse[F 1]. Questo modo di favellare della santa porge materia ad uno dei discorsi eruditi del P. Gio. Stefano Menocchio, in cui per opera esamina sì fatto sentimento di questa vergine[F 2], e dà a vedere in quale aspetto abbia faccia di vero. Vedasi il capitolo secondo del dialogo, in cui la santa ripete questo stesso così umile sentimento di sè, come pure lo fa in altre molte delle sue lettere.

(G) V’aspettano che veniate a tenere e possedere il luogo del vostro antecessore e campione apostolo Pietro. Tenendo dietro la scorta fattane da’ padri e da concilj, probabilissima è la sentenza che insegna la sedia apostolica di s. Pietro, non poter separarsi dalla città di Roma[G 1]; onde in questo senso, è il dirsi la Chiesa romana non poter andare in errore o giammai venir meno[G 2]. Stimasi per tanto sì fatta unione essersi già ordinala a s. Pietro, ed in esso a’ suoi successori da Cristo[G 3]; cioè dire, che il sommo pontefice siasi sempre mai vescovo di Roma. E’ assai conta la risposta che die’ un vescovo assai familiare a questo stesso pontefice, allorchè da esso era come ripreso del suo tanto indugiare a corte, lungi dalla sua Chiesa; avendogli accortamente risposto: E voi, beatissimo padre, ch’esser dovete d’esempio agli altri, perchè non ve n’andate alla vostra Chiesa di Roma, stando ella in tanto bisogno della presenza vostra? Ed una tal risposta non fu debile a fermarlo più saldo nel proponimento di partirne d’Avignone, come da varj autori si riferisce[G 4]. E’ egli vero, che il sommo pontefice è pastore di tutta la greggia cristiana, e che stando lungi di Roma serba la dignità di vescovo di quella città; ma è si pure fuori di dubbio, che a questa cagione è più convenevole, ch’egli risieda in Roma che altrove, noun avendo quella città altro pastore da esso in fuori, come ben discorre il Petrarca. Perciò come a ragione, gli autori italiani di quei tempi faceano lamenti della lunga assenza de’ pontefici di Roma[G 5], così a torto vengono perciò ripresi da alcuni autori oltramontani, i quali per veruno argomento non potranno giammai vincere, che non sia di convenienza maggiore che il sommo pontefice stinsi in Roma: checchè in contrario si sforzi dire il Baluzio[G 6], che null’altro sa addurre, che il querelarsi degl’italiani, perchè assomiglino la dimora de’ pontefici in Avignone a quella del popolo ebreo in Babilonia, poichè, come

  1. Prol. 1, n. 12 e 13.
  2. Stuore Cent. 10, c. 16.
  1. Bellar. Cont. 3, l. 4. c. 4
  2. Melch. Can. de Soc. Theol. lib. 6, c. 4. 5 e 6.
  3. Andr. Victerel. in Addit. ad Ciac. col. 965 e 966.
  4. Ciac. Vit. Greg. XI, col. 949.
  5. Epis. de Reb. Seml. lib. 7. Ep. 1.
  6. In Pref. ad Vit. Pap. Aven.
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