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368 Chi l’ha detto? [1115-1119]

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Quante volte, dopo un imprudente discorso, nel quale non si fece debita attenzione al precetto oraziano:

1115.   Quid, de quoque viro et cui dicas, sæpe videto. [1]

(Orazio, Epistole, lib. I, epist. 18, v. 68).

vorremmo poter ritirare le parole sfuggite in un momento d’irriflessione, ma il tardo pentimento non giova:

1116.   Nescit vox missa reverti. [2]

(Orazio, Arte poetica, v. 390 ).

e il medesimo autore, altrove:

1117.   Et semel emissum, volat irrevocabile verbum. [3]

(Epist., lib. I, ep. 18, v. 71 ).

ovvero, come più prolissamente cantò il Metastasio:

1118.         Voce dal sen fuggita
        Poi richiamar non vale;
        Non si trattien lo strale,
        Quando dall'arco uscì.

('Ipermestra, a. II, sc. I.).

Se il segreto che hai sul cuore ti pesa tanto che senti il bisogno di confidarlo ad alcuno, e non ti sembra sfogo sufficiente quello del barbiere del Re Mida che raccontò la vergogna del suo principe alla terra (benchè egli pure ebbe a pentirsene, secondo che narra la leggenda), segui almeno il consiglio contenuto in quell’epigramma del Pananti:

1119.   A chi un segreto? Ad un bugiardo o a un muto.
Questi non parla e quei non è creduto.

L’Alighieri, cui dobbiamo la nota perifrasi per indicare l’organo del linguaggio:


  1. 1115.   Che cosa dici, di chi e con chi, considera di frequente.
  2. 1116.   La parola detta non sa tornare indietro.
  3. 1117.   E la parola, una volta detta, sen vola via irrevocabilmente.
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