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Pantalone. La sarà col so caro fio.

Ottavio. Sior Pantalone, la minestra si raffredda.

Pantalone. Aspettemo che la vegna ela.

Ottavio. La mangeremo fredda.

Lelio. (Colui non è buono da altro che da mangiare). (da sè)

Pantalone. Vela qua, vela qua. Andemo a tola.
(Siedono Pantalone, Lelio ed Ottavio, lasciando il posto per Beatrice e Florindo vicini.)

SCENA XVI[1].

Beatrice, Florindo e detti.

Florindo. Signor padre, lasciate che vi baci la mano.

Pantalone. Animo, animo, a tola. (siedono Beatrice e Florindo) Siora Beatrice, in cerchi, patrona?

Beatrice. Devo uscire subito che ho pranzato.

Pantalone. Dove se va? Lo possio saver?

Beatrice. Da mia comare.

Pantalone. Comare pezzetta, impizzeme sta candeletta.

Ottavio. (Intanto che parlano, si tira giù un buon piatto di minestra.)

Lelio. ( Vuol prendere della minestra.)

Pantalone. Aspettè, sior, abbiè creanza. No mette la man in ti piatti avanti dei altri. (a Lelio)

Lelio. Ha fatto così anche il signor maestro.

Pantalone. Elo lo poi far, e vu no. (Vardè, se xe vero, i maestri no basta che insegna le virtù, ma bisogna che i sappia insegnar anca le bone creanze). (da sè) Siora Beatrice, a vu. (dà la minestra a Beatrice)

Beatrice. Tieni, caro. (la dà a Florindo)

Pantalone. Quella ve l’ho dada per vu. (a Beatrice)

Beatrice. Ed io l’ho data a mio figlio.

Pantalone. Benissimo. Lelio, a ti. (dà la minestra a Lelio)

Beatrice. Prima a lui, poi a me. (a Pantalone)

Pantalone. La vostra ve l’ho dada.

  1. Corrisponde alla sc. XV delle edd. Pasquali, Zatta ecc.
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