< Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu
Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta.
496 ATTO TERZO

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu{{padleft:510|3|0]]

Brighella. Questo l’è un omo che ha giudizio.[1] Un mestier o l’altro, purchè se viva, tutto ghe comoda.

Cuoco genovese. Bondì a vusigniia.

Brighella. Dove andeu, sior cogo?

Cuoco genovese. Vago in cosinna a dà recatto a a me robba pre andamene.

Brighella. No credo za che abbiè intenzion de far quel che ave dito col segretario.

Cuoco genovese. No, no aggiè puja[2]; pe’ mi, gh’ho perdonoo. (O veoggio fa moj[3], se creesse che m’avessan da rostì in to forno). (parte)

Brighella. È pur è vero; con tutto el mal che el m’ha fatto, no gh’ho cuor de sentir a manazzar la so vita.

Staffiere veneziano. Perchè sè un galantomo, perchè sè de bon cuor anca vu, come son anca mi.

Brighella. Ecco el patron.

Staffiere veneziano. No se femo veder insieme.

Brighella. Andè via e lasseme parlar a mi.

Staffiere veneziano. Fe pulito; arecordeve de nu; arecordeve che semo squasi patrioti. «Pugna per patria e traditor chi fugge». (parte)

SCENA II.

Brighella, poi Don Sancio.

Brighella. Sfazzadon, càzzete avanti. Vint’anni son che lo servo; spero che noi me cazzerà via coi calzi[4].

Sancio[5]. Che cosa vuoi tu qui?[6]

Brighella. Ah, Eccellenza, son qua ai so piedi a dimandarghe per carità...

Sancio. Quello che fa don Sigismondo, è ben fatto. Non voglio altri fastidi.

  1. Bettin. aggiunge: i Fiorentini son quasi tutti così.
  2. Non abbiate timore. [nota originale]
  3. Morire. [nota originale]
  4. Bett.: con delle pezzade (per peade).
  5. Qui comincia nell’ed. Bett. la sc. II.
  6. Bett.: Elà; cosa vuoi?
Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.