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parte prima 139

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu{{padleft:210|3|0]]zionata obiezione, che si dovrebbe cioè ammettere che il mondo fosse stato una volta creato. Ma il figlio di Çâkya (il Buddha) tiene fermamente questo principio, che le vicissitudini cosmiche, e la vita mondiale, non hanno avuto giammai cominciamento».[1]

Un passo decisivo contro l’ipotesi d’un creatore, dice Max Müller, è uno tolto dal Brahma jâla sûtra, il primo nel Dîrgha nikâya, che è a sua volta la prima opera del Sûtra pitaka, o della collezione dei Sûtra.[2] In esso libro il Buddha parla intorno a diciotto differenti sètte; fra le quali una è descritta come credente nell’esistenza d’un creatore; ed è contro la fede di quella che egli porta i suoi argomenti. «Verrà un tempo, o Bikshu, egli dice, che dopo un lunghissimo corso di secoli, questo mondo sarà distrutto. — Dopo la distruzione del mondo, voi sapete che molti esseri ottengono l’esistenza nell’Abhâsvara brahmalôka, che è il sesto nella serie (dei Brahmalôka), e nel quale la vita si continua per otto kalpa. Quivi sono esseri spirituali, con corpi puri, incontaminati da cattive passioni; essi hanno piaceri intellettuali, risplendono di per sè stessi, traversano l’aria senza impedimento, e rimangono per molto tempo immersi nella felicità. Passato un altro gran numero di secoli anche questo mondo, detto Abhâsvara, si riproduce, e ne esce fuori il mondo chiamato Brahma-vimâna (il 3.° Brahmalôka).[3] — Ora, in un tempo remoto, quando il nuovo mondo Brahma-


  1. Abidharma Kôça vyakhya di Vasumitra, commentato da Yaçômitra, — Burnouf, i, p. 572. — Koeppen, p. 228-230).
  2. Il Brahma jâla sûtra, nell’Indice del Kan gyur pubblicato da Schmidt (Pietroburgo 1845), è la 350.a opera, e la 256.a della collezione dei Sûtra.
  3. Per questi diversi mondi vedi più innanzi a p. 152-153.
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