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112 LA PRIAPEA

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LXXXIX.

Priapo, io son l’Arsiccio Arcintronato [1],
  E nell’intronataggine il maggiore,
  Ch’oggi per farti un profumato onore
  4Un mio libbretto in dono t’ho recato.
Quì sono tutti i cazzi d’ogni stato,
  Cazzi da poco, e cazzi di valore,
  Cazzi da donne vedove, e da Suore,
  8Cazzi da Granmaestro, e da Prelato.
Cazzi da non toccar se non co’ guanti,
  Cazzi da donna quando si marita,
  11E cazzi scarsi, e cazzi traboccanti.
E per far la Cazzaria ben fornita
  Vi sono i cazzi a millioni, e quanti
  14Pietro Aretino n’ha provati in vita.


XC.

Priapo, questo picciolo libretto
  Pietro Aretin ti manda a presentare,
  Dove son tutti i modi del chiavare,
  4E ciascun modo mostra il suo sonetto.
A te stá dunque, per averti eletto
  Giudice in questo, che, secondo appare
  Per le figure, così vogli oprare
  8E ad uno ad uno mettergli in effetto.
Dir non si può, che tu provati gl’hai,
  Nè che altro autor ne parli si ritrova,
  11Nè che Elefantis ne scrivesse mai.
Per informarti s’ella è cosa nuova,
  Per tutto disegnata ci vedrai
  14La sua sorella che ne fa la prova.

  1. Antonio Vignali di Buonagiunta, Sanese, e l’institutore dell’accademia degl’Intronati di Siena, che è l’autore del libro oscenissimo la Cazzaria che il Franco ne parla al verso 12. di questo sonetto.
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