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DEL FRANCO. 117

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XCIX.

Fausto, e tu Gesualdo, e Vellutello,
  Sapete già le brave cortesie
  Sempre a voi fatte delle fave mie
  4Più che giammai non feci a questo e a quello.
Per rendermi berretta per cappello [1]
  Saría ben che le vostre signoríe
  Mi facesser di loro fantasíe
  8Qualche commento, ma che fosse bello.
Io so che questo non v’importa niente
  Potendo contentare il mio disío,
  11E spender poco della vostra mente.
Però senz’altro fatelo per Dio,
  Talchè il culo forbendosi la gente,
  14Abbia sempre gran spaccio il cazzo mio.


C.

In dietro o Petrarchisti, se m’amate,
  Ch’ho per gran male che mi stiate a’ fianchi,
  E talchè cosa alcuna non mi manchi,
  4Bisogna che mi diate sicurtate.
Perchè voi per usanza assassinate
  L’oro e le perle, e i fior vermigli e bianchi.
  Anzi mai di rubbar non siete stanchi
  8Con quella vostra scusa, che imitiate.
E però non mi sia nessun molesto,
  Che quì volendo oprare il vostro uncino,
  11Voi potete veder che non c’è sesto.
Pur, se venir volete nel giardino
  Per imitar vegniate, ma con questo,
  14Che col culo imitiate l’Aretino.

  1. Vale lo stesso che render pan per focaccia; cioè corrispondere a chi t’ha fatto male con altrettanto.
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