< Poesie sparse
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Suprema quies
La falce A Massimo Bontempelli

 
Serrati i pugni bianchi come cera
giace supino in terra arrovesciato
e la faccia pel rivo insanguinato
è quasi nera.

Con orrido rilievo l’apertura5
della ferita tutto il sangue aduna
su la nuca, sul collo, su la bruna
capellatura.

Giace supino. E non sembra dolere
la bella bocca. Quasi ch’Egli avvinga10
ancor la Donna e la sua bocca attinga
tutto il piacere.

Due lumi sopra un cofano. Quei lumi
rischiarano il silenzio sepolcrale:
allineati stan nello scaffale15
mille volumi

che alluminava un mastro fiorentino
d’orifiamme e d’armille in cento nodi.
Aperti sul divano soni i "Modi"
dell’Aretino20

e sul divano è un guanto che rimosse
qui, nell’entrar, la Donna del Convito
ed un mazzo sfasciato ed avvizzito
di rose rosse.

Guata con gli occhi di mestizia pieni25
in capo al letto sull’arazzo infisso
dolentemente immoto il crocifisso
di Guido Reni.

Notte e silenzio intorno. Tutto tace.
Come in un sogno d’armonia perplessa30
al Poeta ventenne è già concessa
l’ultima pace.

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