< Rime (Andreini)
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Sonetto LXII
Sonetto LXI Sonetto LXIII

SONETTO LXII.


I
Nfrà le sete, infrà le gemme, e gli ori

In cui sia pregio, e magistero accolto
     Meraviglia non è, che nobil volto
     Scopra d’alma beltà ricchi tesori;
Ma che trà foschi, e tenebrosi horrori
     D’oscuri manti, e negre bende involto
     Fiammeggi un guardo sì, ch’ogni più sciolto
     Cor preso resti, e viva in dolci ardori;
Miracol novo, e raro al Mondo parmi,
     Ed è; poiche non pon bellezze meste
     Beàr l’alme, od aprir profonde piaghe.
E pur tua gloria è questa. hor se di vaghe
     Spoglie adorni Placidia il bel celeste
     Arderai, ferirai le nevi, e i marmi.

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