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Questi occhi miei Ninive
Questo testo fa parte della raccolta XIII. Da 'Psiche'

CII

GOETHE

(in Roma)

Pindaro un di su le tebane incudi
battea la strofa; e presso al tiberino
margo su due di giglio òmeri ignudi
tu misuri l’esametro divino.
Scherza Cardenia; e, mentre al sen la chiudi,
sussurrando ti va: — Figlio d’Armino,
se una volta i miei padri a’ tuoi fur crudi
emendato co’ baci ecco è il destino. —
E frattanto l’esametro, che scocchi
tu con le dita su le nivee spalle,
si fa raggio d’amor dentro i begli ocelli.
E tu in baciarle i begli occhi e la chioma,
mormori: — O re della saturnia valle,
a me Cardenia e a voi rimanga Roma!

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