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Sonetti del 1830 91

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Sonetti romaneschi I.djvu{{padleft:403|3|0]]a tuono, dice quello che riporta il verso.      5 Vi scotta? (questo amore).      6_7 Parlate.      8 A noi non se ne danno ad intendere di queste.      9 Capitate male.      10 Siamo in umore di dar la baja.      11 Guardate.      12 [Possa essere.]      13 State a bocca aperta come aspettaste ecc.      14 Vi anderebbe a genio un bocchino? Bocchino: cosa che cada in bocca aperta a riceverla.      15 Chi ve lo imbocchi.

ER CIÀNCICO.[1]

  A ddà rretta a le sciarle der governo,
Ar monte[2] nun c’è mmai mezzo bbaiocco.
Je vienissi[3] accusì, sarvo me tocco,[4]
Un furmine pe’ ffodera[5] d’inverno!

  E accusì Ccristo me mannassi[6] un terno,
Quante ggente sce campeno a lo scrocco:
Cose, Madonna, d’agguantà[7] un bàtocco[8]
E dàjje[9] in c... sin ch’inferno è inferno.

  Cqua mmaggna er Papa, maggna er Zagratario
De Stato, e cquer d’Abbrevi[10] e ’r Cammerlengo,
E ’r Tesoriere, e ’r Cardinàl Datario.

  Cqua ’ggni prelato ch’ha la bbocca, maggna:
Cqua... inzomma dar più mmerda ar majorengo[11]
Strozzeno tutti quanti a sta cuccaggna.

27 novembre 1830 - Der medemo

  1. Il ciancico. Ciancicare significa presso i Romani “masticare,„ e in altro senso “mangiare alle spese d’altri.„ Questo secondo senso appartiene [anche] allo strozzare [che è nell'ultimo verso] in significazione neutra.
  2. [L'erario pubblico.]
  3. Gli venisse.
  4. Salvo dove mi tocco.
  5. Per fodera di panni. [Cfr. la nota 9 del sonetto: Contro ecc., 3 mar. 30.]
  6. Mi mandasse.
  7. Da afferrare.
  8. [Batocchio, battaglio.]
  9. E dargli.
  10. E quello de’ Brevi.
  11. Dall’infimo al sommo.
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