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Architettura. 245

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Trattato di archeologia (Gentile).djvu{{padleft:303|3|0]]del tempio che costruiva Didone diceva

          ......nexaeque
Aere trabes, foribus cardo stridebat ahenis[1].

Secondo l’iscrizione sulla fronte, il tempio data dal consolato d’Agrippa, nell’anno 27 av. C., secondo Dione[2] dal 25 av. C.; si intende che nel 27 fosse finito e nel 25 solennemente dedicato. Architetto, secondo Plinio, ne fu un Valerio Ostiense[3]. La ricchissima ornamentazione era opera di Diogene ateniese, il quale aveva scolpito figure di Cariatidi, che ornavano l’interno; forse erano disposte a sostenere le edicole erette fra gli intervalli dei nicchioni, alle quali furono poi sostituite in tempi posteriori colonnette di porfido e di giallo. Di queste Cariatidi si crede di riconoscere ancora alcune fra quelle conservate nel Museo del Vaticano e nel palazzo Giustiniani; presentano una grande somiglianza con le Cariatidi dell’Eretteo sull’Acropoli d’Atene[4]. Non pare che l’atrio o pronao entrasse nel primo concetto di questo edifizio, ma forse fu una modificazione del disegno. Secondo Dione, Agrippa voleva porre nell’interno la statua d’Augusto e denominare il tempio da lui; ma Augusto non volle, perciò nell’interno fu posta la statua di Cesare, e quella d’Augusto con l’altra del fondatore del tempio fu posta all’esterno nei nicchioni del pronao. Davanti al tempio stendevasi una piazza cinta da porticato; il tempio andava connesso con le terme; annessi a così grande complesso di fabbriche erano giardini, stagni, un euripo.

  1. Virgilio, Eneide, I, v. 448-449.
  2. Ved. Dione, l. III. 27.
  3. Ved. Plinio, N. H., XXXVI, 24.
  4. Ved. Gentile, Storia dell’arte greca, Milano. Hoepli, 1892, vol. I, pag. 83, 115. Cfr. Atlante, tav. LVII, LIX, LXXXIII.
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