< Sonetti lussuriosi (edizione 1792)
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Sonetto XVI
XV XVII

SONETTO XVI.


 
    Marte, mal assestissimo poltrone
Cosi sotto una donna non si reca
E non si fotte Venere alla cieca,
4Con molta furia e poca discrezione.

    Io non son Marte, e son Ercol Mangone,
E fotto voi, che sete Angiola Greca,
E s’or qui meco avessi la ribeca,
8Vi fotterei suonando una canzone.

    E voi, signora mia dolce consorte
Nella potta ballar faresti il cazzo
11Menando il cul, ed in spingendo forte

    Signor io con voi facendo sguazzo
Temo che amore non mi dia la morte
14Con le vostr’armi essendo cieco e pazzo.

                    Cupido è mio ragazzo,
E come figlio guarda l’arma mia
    17Per sacrarla alla dea poltroneria.

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