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Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti italiani
MIA MORTE.1
Mi dimandan: “Perchè del mondo hai detto
Che dirà, alla tua morte, andiamo a cena?„
Ed io rispondo: “Non si prendan pena:
Scrissi così per chiudere un sonetto.
Non ch’io creda che al mondo, poveretto,
Sarà mia morte una notizia amena;
Ma avrebbeci mo a far la cantilena
E a stendersi con me nel cataletto?
Il mondo infin non avrà tutti i torti;
Ed a voi chiedo anch’io: che più vi piace?
Mangiar coi vivi o digiunar coi morti?
Eppoi l’uman dolor più egli è vivace,
Più cercar deve i suoi giusti conforti
Dopo cantato il requiescat in pace.„
1 ottobre 1857.
- ↑ [Dalle cit. Poesie inedite; vol, II, pag. 25.] Vedi [nella pagina precedente ] il sonetto intitolato: Mia vita.
Note
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